Elly Schlein ha assegnato alla “assessora” di Reggio Emilia, Marwa Mahmoud, le chiavi della scuola di partecipazione e formazione politica che riparte da Frascati dal 28 al 30 marzo. “Abbiamo selezionato – annunciano nel Pd – 200 ragazze e ragazzi da tutta Italia, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, garantendo equilibrio nella rappresentanza territoriale e di genere. La modalità scelta è stata quella dell’autocandidatura, che ha garantito l’accesso alla selezione a chiunque, in possesso dei requisiti indicati, abbia sottoposto la propria richiesta entro il 10 febbraio scorso. Le spese di vitto e alloggio del week end di Frascati saranno interamente a carico del PD nazionale. L’offerta formativa prevederà laboratori dedicati – tra l’altro – alla comunicazione politica, alle campagne elettorali e alla gestione e raccolta dati”.
A guidarli la dirigente dem di origine egiziana e di religione islamica. A Reggio Emilia Marwa è stata fatta oggetto di una feroce campagna di stampa per avere aperto uno sportello anti-razzismo. Il deputato FdI Marco Padovani non ha usato mezzi termini: “L’ipocrisia del Pd non conosce vergogna, questo sportello è anti-italiani”.
In realtà si è scatenato il putiferio contro lo sportello antirazzista che il Comune ha deciso di aprire e poi contro l’editoriale scritto dal giornalista Nicola Fangareggi di ‘24Emilia’, accusato di razzismo e sessismo. Cosa le ha fatto male di quest’articolo Marwa? “La superiorità rispetto a chi ha un background migratorio come me. Ha scritto che dovrei ringraziare l’Italia, come fossi ancora un’ospite nonostante sia in Italia da 40 anni. Poi dice che devo essere rieducata e tira in ballo la mia fede religiosa che nulla c’entra nel merito della questione, con un linguaggio violento, razzista e sessista”. Cito un passaggio dell’articolo: “Le accuse di razzismo rivolte agli italiani e ai reggiani dalla stessa assessora islamo-femminista, che a Reggio deve tutto e non mi pare abbia mai detto grazie, sono contenute nel libro dal titolo “L’Italia è un Paese razzista“ edito da Derive/Approdi, casa editrice fondata dal terrorista delle Brigate Rosse Renato Curcio. Non ho mai scritto un libro. Si è fatta molta confusione perché l’autrice di questo libro è Anna Curcio con cui ho dialogato al teatro Valli nell’ambito dell’iniziativa ‘Finalmente domenica’. E la casa editrice in questione non c’entra nulla con Curcio che invece ha fondato ‘Sensibili alle foglie’”. Sto valutando le vie legali: una denuncia e una segnalazione all’ordine dei giornalisti. Bisogna stare attenti con le parole, specie se si è un professionista dell’informazione. Non si può istigare all’odio. Ho deciso di non passarci sopra: c’è troppa tolleranza a volte e si tende a ‘normalizzare’ un linguaggio che deve essere inaccettabile. E non lo faccio solo per me, ma per ragazzi e ragazze. Se ci si permette di fare questo con un’assessora, figuriamoci con una giovane donna”. Sono una persona che accetta il contraddittorio che è il sale della democrazia, sono state tante volte ospite in programmi tv nazionali con confronti anche accesi come con la Santanché a ’Piazza Pulita’ su La7 anni fa. Ma qui stiamo parlando di un linguaggio che è andato oltre. E non transigo”.
In questo sportello ci sarà un giurista che valuterà le segnalazioni che già arrivavano prima a Mondinsieme – che da anni, rispettando una delle sue missioni, fa da ponte con le associazioni – come persone alle quali veniva negata una casa solo perché straniere ad esempio.