Migranti in Albania, Ue: il decreto per i Cpr in linea con la legge europea

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È in linea con il diritto europeo il nuovo decreto legge sui centri per migranti in Albania, varato venerdì scorso dal governo, non presenta ombre ed è, come detto, in linea con il diritto europeo. A dirlo chiaramente è il portavoce della Commissione Ue, Markus Lammert: “Siamo in contatto con le autorità italiane. Secondo le nostre informazioni nei centri gestiti dall’Italia in Albania si applicherà il diritto italiano, come è stato in precedenza. Tuttavia, in linea di principio, questo è legale in base al diritto Ue”. Parole che bloccano le “lezioni di diritto” della presidente di Magistratura democratica, Silvia Albano. La giudice che firmò il primo stop al trasferimento dei migranti in Albania, ancora oggi, intervistata da Repubblica, faceva le pulci al decreto del governo ipotizzando “molti problemi giuridici di non facile soluzione”.

“A quanto ci risulta – spiega il portavoce della commissione – si applicano le leggi nazionali. E i centri in Albania rientrano nella procedura precedente al rimpatrio nei Paesi di origine. Secondo le nostre informazioni, questi individui hanno ricevuto un ordine di rimpatrio dall’Italia. E sarebbero detenuti in attesa dell’attuazione di questa decisione di rimpatrio da parte dell’Italia. È fondamentalmente diverso dal concetto di hub di rimpatrio. Continueremo a monitorare l’attuazione del protocollo nella sua nuova versione e a rimanere in contatto con le autorità italiane”.

Del resto il modello Italia, come sottolineato dalla premier Giorgia Meloni nel suo messaggio al Border Security Summit, dopo l’iniziale freddezza, ha ricevuto il plauso della Ue per un progetto pilota che potrebbe essere adottato da Bruxelles. La Commissione europea – ha confermato il portavoce – è aperta a “esplorare soluzioni innovative” nel contrasto all’immigrazione clandestina. “Sempre nel rispetto degli obblighi previsti dal diritto dell’Ue e internazionale”. Riassumendo: i centri per i rimpatri in Albania sono conformi al diritto Ue. Così come il trasferimento di migranti già destinatari di provvedimento di trattenimento o espulsione nella struttura per i rimpatri di Gjader.

Soddisfatta del chiarimento di Bruxelles anche Sara Kelany, responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia. “Mentre Giorgia Meloni detta la linea in Europa sulla gestione dell’immigrazione irregolare, la sinistra pur di attaccare la presidente del Consiglio è costretta a negare persino l’evidenza. Cosa diranno ora la Schlein, Renzi o la presidente di Magistratura Democratica, Silvia Albano, che fino a pochi giorni fa tuonava che i trasferimenti dei migranti già destinatari di un ordine di rimpatrio in Albania andava contro il diritto europeo?”

“Siamo a conoscenza degli ultimi sviluppi riguardanti questo decreto e il centro in Albania. Siamo in contatto con le autorità italiane. Secondo le nostre informazioni, la legge nazionale italiana si applicherà al centro”, come “finora per l’asilo”. “E in linea di principio, ciò è in linea con la legge Ue. Continueremo a monitorare l’implementazione del protocollo” e “rimarremo in contatto con le autorità italiane. E in termini di soluzioni innovative, abbiamo detto che siamo pronti a esplorarle, sempre in linea con gli obblighi del diritto dell’Ue e internazionale e dai diritti fondamentali”.

Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, commenta le dichiarazioni del portavoce della Commissione Markus Lammert: “Il protocollo con l’Albania è la dimostrazione che si può cooperare con Paesi terzi per gestire in modo serio ed i flussi migratori, tutelare le frontiere e garantire efficacemente rimpatri. Chi ha provato a ostacolare questa iniziativa con allarmismi ideologici oggi dovrebbe fare un passo indietro e riconoscere la validità del modello italiano, che potrebbe diventare un esempio anche per altri Paesi europei”.

“Con Keir siamo d’accordo che non bisogna aver paura di immaginare e costruire soluzioni innovative, come quella avviata dall’Italia con l’Albania. Modello criticato all’inizio ma che ha poi raccolto sempre più consenso, tanto che oggi l’Unione europea propone di creare centri per i rimpatri nei Paesi terzi. Ciò vuol dire che avevamo ragione, e che il coraggio di fare da apripista è stato premiato”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un videomessaggio al vertice di Londra sulla lotta all’immigrazione illegale, organizzato dal premier britannico Keir Starmer.

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