2 aprile 2025, per Donald Trump il Liberation Day, dove scatteranno dazi importanti contro Paesi partner commerciali degli Usa

Date:

Donald Trump ha definito il 2 aprile come il Liberation Day. In questa giornata sono scattati i dazi molto importanti nei confronti di diversi Paesi partner commerciali degli Usa. Si tratta di misure ampiamente annunciate dal presidente americano, e in parte già scattate nei mesi scorsi. Tuttavia, i dettagli delle nuove tariffe del Liberation Day saranno chiari solo dopo l’entrata in vigore.

Oggi, mercoledì 2 aprile, alle 16 ora locale (le 22 in Italia) il presidente americano Donald Trump rilascerà dichiarazioni nel Rose Garden della Casa Bianca nelle quali dovrebbe svelare i suoi piani per l’introduzione dei dazi reciproci con una serie di Paesi tra cui quelli dell’Unione Europea. L’evento si chiamerà ‘Make America Wealthy Again‘ (rendere l’America di nuovo ricca, ndr). I dettagli dei dazi che verranno annunciati da Trump sono ancora in evoluzione, ma il presidente ha definito il 2 aprile come il ‘Giorno della Liberazione’.

La serie di nuovi dazi che il presidente Donald Trump svelerà domani sarà “efficace immediatamente”, ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Lo riporta la Cnn.

“Il 2 aprile 2025 sarà ricordato come uno dei giorni più importanti nella storia moderna americana“, ha detto ancora Leavitt. Ha spiegato che Trump ha preso una “decisione e una determinazione” sui dazi, ma non ha voluto rivelare dettagli. “Annuncerà la decisione e non voglio anticipare il presidente. È ovviamente un giorno molto importante. Lui è con il suo team per il commercio e i dazi in questo momento, a perfezionarlo per assicurarsi che questo sia un accordo perfetto per il popolo americano e per i lavoratori americani“.

Ovviamente anche l’Italia è tra i Paesi più esposti ai dazi del Liberation Day. Secondo un calcolo di Bloomberg, se dovesse essere rispettato il principio iniziale il nostro Paese sarebbe quello più colpito dalle nuove tariffe, con un incremento del 60%. Inutile dire che per l’economia italiana sarebbe un colpo durissimo.

Tuttavia, finora a regnare è l’incertezza sul Liberation Day di Trump. Nei mesi scorsi i funzionari americani avevano indicato Giappone, India, Unione europea e Brasile come i principali bersagli dei nuovi dazi. L’elenco dei Paesi che vantano i maggiori disavanzi commerciali con gli Usa, diffuso dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, include: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, UE, India, Indonesia, Giappone, Corea, Malesia, India e Giappone, Indonesia, Giappone, Corea, Malesia, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Svizzera, Taiwan, Thailandia, Turchia, Regno Unito e Vietnam.

Prima del Liberation Day, Donald Trump ha imposto tariffe aggiuntive del 20% sulle importazioni dalla Cina e del 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio. Dopo aver sospeso i dazi su Messico e Canada, Trump ha firmato l’ordinanza per imporre “dazi secondari” su tutti i Paesi che acquistano petrolio e gas dal Venezuela.

I dettagli del Liberation Day non sono ancora stati resi noti e dipenderanno in gran parte dal report sul commercio che Donald Trump ha commissionato al suo staff subito dopo il suo insediamento. Sotto la lente della Casa Bianca, oltre alla bilancia commerciale, ci saranno anche i dazi per le merci esportate dagli Usa, i sussidi pubblici e i regolamenti. Secondo diversi osservatori, il 2 aprile Trump deciderà di riapplicare i dazi del 25% sulle merci in arrivo da Canada e Messico che lo stesso presidente Usa aveva temporaneamente sospeso.

Insieme alla Cina, Messico e Canada sono i due principali esportatori di merci negli Usa. Come specificato da Trump, le tariffe saranno valutate “Paese per Paese”, anche in base a tasse come quelle sui servizi digitali applicate in Europa che gli americani considerano penalizzanti per le loro aziende. Tuttavia, secondo molti esperti è molto complicato valutare il peso delle imposte applicate per ogni singola nazione.

Obiettivo dichiarato di Donald Trump è di riequilibrare la bilancia commerciale – cioè la differenza tra merci importate ed esportate – con diversi Paesi. Nazioni che, nell’ottica di Trump, finora hanno “derubato e maltrattato” gli Stati Uniti.

Oltre a incassare denaro con le tariffe (si stimano fino a mille miliardi di dollari) Washington vuole indurre le aziende a ricollocare la produzione negli Usa. “Ora è finalmente giunto il momento per i buoni vecchi Usa di ottenere un po’ di quei soldi e quel rispetto”, ha fatto sapere Trump. E lo strumento saranno i dazi che entreranno in vigore mercoledì 2 aprile, “Liberation Day”.

I dazi già imposti da Trump e la risposta reciproca
Il timore che regna sui mercati è che, come accaduto in passato, i Paesi colpiti dai dazi possano rispondere con altre tariffe, dando così il via a una guerra commerciale. Cina e Unione europea, oltre al Canada e (anche se in misura minore) al Messico, hanno già fatto sapere di voler rispondere adeguatamente ai dazi americani, e alcuni lo hanno già fatto.

Risposta ferma ma nessuna rappresaglia. Sui dazi la linea dell’Europa è tracciata all’insegna della cautela. “Non è l’Europa che ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente effettuare rappresaglie, ma abbiamo un piano forte per rispondere se necessario”. Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, durante la plenaria del Parlamento a Strasburgo alla vigilia del secondo start dei dazi. Il 2 aprile è una data cruciale, quella che Donald Trump ha ribattezzato “il giorno della liberazione“. Dopo le tariffe fiscali del 25% già applicate su acciaio e alluminio, arrivano quelle sugli altri prodotti, che vengono applicate su tutti i Paesi.

“La nostra risposta immediata è unità e determinazione. Mi sono già messa in contatto con i nostri capi di Stato e di governo sui prossimi passi. E valuteremo attentamente gli annunci di domani per calibrare la nostra risposta. Il nostro obiettivo è una soluzione negoziata. Ma ovviamente, se necessario, proteggeremo i nostri interessi, la nostra gente e le nostre aziende”. Parole in linea con la posizione italiana più volte ribadita dalla premier Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, convinti che il braccio di ferro non giovi a nessuno. “Non dobbiamo piegare la testa – dice il titolare della Farnesina, ma non essere antiamericani”. “Il flusso di beni e servizi tra noi è quasi in equilibrio. Siamo disposti a lavorare sulla bilancia commerciale di beni e servizi”, prosegue la presidente della Commissione Ue. “Quella transatlantica è la più grande e più prospera relazione commerciale al mondo. Staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva”.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi post:

Sottoscrivi

Popolare

Articoli Correlati
Articoli Correlati