Meloni rimuove l’ex generale Del Deo numero 2 del Dis

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È durato un soffio di vento l’incarico dell’ex generale dell’esercito Giuseppe Del Deo al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). Del Deo ed è stato “scaricato” senza tanti convenevoli dalla premier Giorgia Meloni. Una carriera rapidissima quella di Del Deo che solo pochi mesi prima era stato nominato vice direttore dell’Aisi.

Contro di lui deve aver pesato la gestione, ancora tutta da chiarire, delle intercettazioni preventive effettuate proprio dall’Aisi, e di cui era il responsabile, che hanno riguardato anche l’ong Mediterranea. Si tratta di un numero molto elevato di ascolti, alcune fonti dicono circa 300 “target”, autorizzati dalla Procura generale di Roma e sui quali vige il più assoluto riserbo. Al suo posto è destinato il generale dell’Arma Mario Cinque, già capo di stato maggiore durante la gestione di Teo Luzi e a sua volta sponsorizzato dal sottosegretario Alfredo Mantovano. La decisione della premier di far fuori i carabinieri dalla direzione dei Servizi aveva lasciato l’amaro in bocca a viale Romania.

L’arrivo di Meloni a Palazzo Chigi ha invece cambiato tutto. I rapporti fiduciari in questo genere di incarichi ci sono sempre stati. Con Meloni hanno però raggiunto punte inimmaginabili circa la “fedeltà”.
“Evidentemente in questo momento non siamo nelle grazie della premier e del suo potente entourage”, aveva raccontato la scorsa estate all’Unità un alto ufficiale del Comando generale che, per ovvi motivi, aveva preferito l’anonimato. “È mai possibile che fra tanti ufficiali d’esperienza che l’Arma può annoverare non ce ne fosse uno in grado di ricoprire un incarico al vertice dei Servizi?”, aveva aggiunto l’ufficiale. Il ritorno di carabinieri ai Servizi non può non essere una buona notizia in vista anche di incarichi futuri. In questi due anni e mezzo di governo di destra i cc sono stati infatti puntualmente esclusi da tutte le nomine che contano.

Meloni, insieme al sottosegretario, Alfredo Mantovano, autorità delegata ai servizi, ha deciso di rimuovere l’ex fedelissimo da vicedirettore del Dis, il dipartimento per la sicurezza che coordina le due agenzie, l’Aisi e l’Aise. Risulta a Domani che al suo posto andrà con ogni probabilità Mario Cinque, vicecomandante generale dei carabinieri, già candidato al ruolo di capo dell’agenzia per la cybersicurezza dopo essere stato in lizza per il comando dell’Arma, in una gara vinta poi da Salvatore Luongo.

Del Deo, dunque, va verso il pensionamento anticipato con un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri (dpcm) ad hoc che stabilisce le condizioni della sua uscita di scena, tra cui un assegno mensile pieno di oltre diecimila euro al mese. Lo strumento del dpcm sottolinea l’eccezionalità del caso. La goccia che ha accelerato l’iter riguarda gli accessi dell’Aisi sul capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi.

Alcune verifiche, compiute dal gennaio a settembre 2023, erano state fatte proprio su richiesta di Del Deo, all’epoca vicedirettore dell’agenzia guidata da Mario Parente. Il documento con le indagini su Caputi è stato allegato agli atti dell’inchiesta su una presunta violazione di segreto in cui sono indagati quattro giornalisti di Domani per aver pubblicato notizie sul capo di gabinetto della premier, ma che nulla avevano a che fare con i controlli fatti dai servizi.

Il nuovo direttore dell’Aisi, Bruno Valensise, ha risposto senza reticenze alle richieste della procura di Roma allegando tutto. Documenti, poi, pubblicati da questo giornale. Del Deo era in grande ascesa da tempo: ex militare, da lustri operativo all’Aisi, ha gestito partite delicate, ha guidato il Nef (nucleo economico finanziario), fino a diventare – proprio per volere di Meloni – vice direttore dell’agenzia.
Era lui a gestire le intercettazioni preventive, cioè i monitoraggi di persone, in gergo «target», di interesse per difesa della sicurezza nazionale, anche in assenza di reati. Autorevoli fonti dell’intelligence spiegano che negli ultimi anni i soggetti sottoposti a intercettazioni preventive hanno raggiunto numeri record, con oltre 310 target (manager pubblici, amministratori delegati, dirigenti) ascoltati.

Un dato ufficiale è comunque impossibile da ricavare: la procura generale di Roma, da cui passano le richieste, ha l’obbligo di mantenere il segreto. Ogni registrazione, trascrizione inclusa, è destinata alla distruzione. Il suo principale estimatore nel governo è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che lo avrebbe voluto al comando dell’Aisi dopo la scadenza del mandato di Parente.

Un rapporto solido tra i due: a legarli anche l’amicizia in comune con l’imprenditore Carmine Saladino, fondatore del colosso della cybersicurezza Maticmind, in affari con la Difesa. E non solo: dal 2022 la società è entrata nell’azienda Sind Spa, tra i clienti i servizi segreti. I titolari di Sind a loro volta conoscono a meraviglia Del Deo. Affari e amicizia che spesso si mescolano.

Del Deo aveva costruito un solido legame anche con Meloni, che si fidava di lui nonostante l’ostilità di Mantovano. Fondamentale l’intesa stabilita con Patrizia Scurti, segretaria della premier che garantiva l’accesso privilegiato agli uffici della presidente del Consiglio. Qualcosa, poi, si è incrinato nei rapporti tra Del Deo e Meloni.

La prima crepa si è aperta con il pasticcio delle due persone sorprese ad armeggiare vicino all’auto dell’ex compagno di Meloni, il giornalista Mediaset Giambruno. Un’indagine interna ai servizi ha indirizzato inizialmente i sospetti su due funzionari dell’Aisi che svolgevano il servizio di scorta a Meloni, trasferiti in fretta e furia all’Aise.

Successivamente l’inchiesta della procura di Roma (ancora in corso) ha escluso la responsabilità dei due agenti, ipotizzando un semplice tentativo di furto da parte di due ricettatori. La storia resta misteriosa, ma la gestione maldestra della faccenda da parte dell’Aisi (e della polizia guidata da Vittorio Pisani, molto vicino a Del Deo) ha fermato la corsa di Del Deo verso la direzione dell’Aisi, dove gli è stato preferito Bruno Valensise, gradito a Mantovano e a Matteo Salvini.

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