Accuse degli ambientalisti sul Ponte sullo Stretto di Messina

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Ricorso al TAR, diffida al CIPESS e reclamo alla Commissione Europea: questo l’attacco che Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e WWF Italia pongono al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Le tre sigle ambientaliste lamentano un approccio miope su un’opera che va fermata per il bene dell’ambiente e delle casse dello Stato”. Dal 2003, anno della prima approvazione, ad oggi, il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è stato riproposto in diverse occasioni, per essere poi accantonato dal governo Monti per motivazioni tecniche, finanziarie ed economiche.

In occasione di una conferenza stampa a Montecitorio, le associazioni hanno snocciolato il calendario delle azioni messe in campo. Il reclamo inoltrato a Bruxelles rappresenta solo l’ultima tappa di una marcia a tappe forzate:

ricorso al Tar a dicembre 2024;
diffida al Cipess;
esposto alla Commissione europea.
Le associazioni ambientaliste tornano alla carica con la richiesta formale di riattivare la procedura di infrazione archiviata anni fa, quando il ponte sembrava destinato all’oblio.

“Il governo ha disatteso la normativa comunitaria oltre che i principi di prevenzione e precauzione che sono alla base delle valutazioni ambientali”.

Tra le spine nel fianco del progetto c’è un conto salatissimo: oltre 14 miliardi di euro, secondo le stime più recenti. Parallelamente, la devastazione degli equilibri naturali si annuncia puntuale. I lavori andrebbero a lambire aree classificate nella rete Natura 2000. Si interferirebbe con una delle principali autostrade celesti del continente, solcata ogni anno da milioni di uccelli in rotta tra Eurasia e Africa.

Durante il loro intervento a Montecitorio, gli ambientalisti hanno ripreso in mano l’intera parabola del progetto, ricordando lo stop targato Monti nel 2012, motivato anche da ragioni tecniche e contabili. Nessuna variante progettuale è stata mai messa sul tavolo, nessuna pezza cucita sui punti critici.

E ancora manca all’appello una vera prova che giustifichi lo squilibrio tra quanto si vorrebbe ottenere e quanto si rischia di perdere, in termini ambientali ma anche di finanza pubblica. L’opera, dicono, resta un’ipoteca sul paesaggio e sul portafoglio.

La risposta della Stretto di Messina Spa non si è fatta attendere. Con una nota, la società ha ribadito che il ponte è da considerarsi un tassello strategico, tanto per Roma quanto per Bruxelles. Nessun inciampo tecnico, sostengono, solo la cattiva stella della congiuntura internazionale del 2012 che ne congelò l’iter. Quanto alla sismicità e all’aerodinamica, assicurano che le verifiche sono state aggiornate e che le carte, se lette bene, non tremano.

Sul fronte ambientale, l’azienda si dice pronta a rispondere colpo su colpo. I radar, ci tengono a sottolineare, non dormono mai e seguono il passaggio degli uccelli ventiquattr’ore su ventiquattro. Per l’illuminazione è stato progettato un sistema soft, un dimmeraggio tecnologico pensato per disturbare il meno possibile i ritmi degli stormi.

Quanto alla ricaduta economica, il bilancio secondo loro è tutt’altro che in rosso: l’analisi costi-benefici parlerebbe di un Valore Attuale Netto Economico da 3,9 miliardi di euro, con un rendimento al 4,51%. In lista anche una sforbiciata alle ore di viaggio, due in meno per i treni, e una dieta da 12,8 milioni di tonnellate di Co2 in quarant’anni.

Ponte sullo stretto e Unione Europea: finanziamenti e prossime mosse
La società promotrice non manca di sfoderare il passaporto europeo del progetto, ricordando che Bruxelles ha messo timbro e fondi attraverso il programma Connecting Europe Facility for Transport. Il Ponte è finito persino sulle mappe dei corridoi strategici dell’Unione, nel tratto Scandinavo-Mediterraneo. Secondo Stretto di Messina Spa, la creatura d’acciaio e cemento risponde ai parametri di efficienza e coesione del piano Ten-T.

Sul piano tecnico-amministrativo, la società gioca la carta del via libera ambientale: la Commissione di Verifica ha espresso parere favorevole, con un corredo di 62 prescrizioni da rispettare lungo il percorso. Intanto sono in corso le comunicazioni previste dalla direttiva Habitat, in attesa che il Cipess dia il disco verde alla progettazione definitiva. Un iter che promette altri capitoli, carte alla mano e occhi puntati su Roma.

Le associazioni hanno evidenziato la mancanza della procedura Vas, che si applica a piani e programmi quale nella sostanza è il Ponte sullo Stretto di Messina che prevede una serie di opere complesse e non un singolo intervento, e le carenze dell’analisi delle incidenze, che compromettono la corretta quantificazione degli impatti sui siti Natura 2000 e l’individuazione di misure di mitigazione e compensazione.

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