“Behind the Light” (Dietro la luce) è uno spettacolo di danza, parole e musica firmato interamente da Cristiana Morganti, che ne cura coreografia, drammaturgia, interpretazione e regia, insieme a Gloria Paris. Portato questa stagione al teatro Vascello, è un’autobiografia messa in scena, sospesa tra ironia e profondità, divertimento e sofferenza, in cui la danzatrice si racconta con un guizzo istrionico e una sincerità disarmante.
Sin dall’inizio, Morganti svela il cuore dello spettacolo: la lunga gestazione della pièce tra la malattia della madre, il Covid e la scomparsa del padre. Un video la mostra immersa nella natura, mentre urla il suo dolore e danza, dialogando con le immagini firmate da Connie Prantero, che accompagnano lo spettacolo con una poetica visiva intensa.
L’ironia esplode in momenti sorprendenti, come il cortocircuito tra musica lirica e un phon per capelli, mentre la narrazione torna alle sue esperienze personali: il rapporto con l’insegnante di danza, una ferita ancora aperta dall’epoca degli studi, e il gioco serrato tra danza e video, che alterna onde del mare, nuvole isolate, un’eclissi solare e immagini geometriche cariche di significato.
Morganti racconta con autoironia le difficoltà con il peso, la lotta contro i dolci, e le immancabili deroghe, come una scatola di cioccolatini divorata nel tempo di un film. Poi, improvvisamente, ci riporta in profondità: sdraiata sulla poltrona, si lascia andare a una meditazione che sfiora paure e dolori fisici, mentre sullo sfondo un video la mostra saltare o accovacciarsi sulla stessa poltrona in scena.
A metà spettacolo, interagisce con il pubblico, rispondendo alle domande e raccontando aneddoti sui corsi online seguiti durante la pandemia, inclusa la sua passione per la zumba, che non esita a ballare. In un altro video, la stessa poltrona è immersa nella nebbia, che presto avvolge anche il palco, mentre Morganti elenca ciò che odia, tra cui i cellulari accesi a teatro.
Tra i momenti più toccanti, la richiesta in un seminario di cantare la “canzone del cuore”: sdraiata a terra, Morganti intona un brano portoghese d’amore, in una scena di intensa emozione. Nel finale, un’irriverente arringa elenca tutto ciò che non può più fare perché lo ha già fatto Pina Bausch, per poi scoprire, ironicamente, di averlo fatto comunque.
La musica gioca un ruolo fondamentale, spaziando da Vivaldi al punk-rock di Peaches, da Giselle di Adolphe Adam all’elettronica di Ryoji Ikeda, creando un tappeto sonoro che amplifica l’emotività dello spettacolo.
L’ultima replica si è tenuta domenica 24 marzo, chiudendo un ciclo di rappresentazioni che hanno emozionato e coinvolto il pubblico con la forza di un racconto intimo e universale, capace di trasformare il dolore in arte.

Roberto Vignoli