Conte e Grillo al bivio, tra oggi e domani, all’Assemblea costituente dei pentastellati: solo uno resterà in piedi…

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Siamo all’apertura dei lavori dell’Assemblea costituente e Giuseppe Conte, che apre all’ipotesi di un cambio di simbolo e “ci dirà dove l’intera comunità vuole andare”: “Io credo di rappresentare una comunità matura, una forza sana, che si rende conto che c’è da lavorare sui territori, della difficoltà del Paese. Cambiare nome e simbolo è un quesito che non mi sono mai posto. Io non ho ancora votato, ma mi sta facendo ragionare. Sono molto indeciso perché da un lato il brand andrebbe conservato. Dall’altro siccome è un processo di rifondazione così coinvolgente, travolgente, dei segnali anche importanti di rinnovamento andrebbe dati: sono indeciso. Io ho fatto una battuta: ho l’impressione che l’ultimo giapponese sia lui che si contrappone a una comunità intera di iscritti che in questo momento stanno votando. E possono votare su alcune decine di quesiti decisi da loro. Una comunità intera deciderà cosa fare del futuro del Movimento 5 Stelle Allora se il garante si fosse speso per venire con noi in trincea quando si vota, per cercare di rimboccarsi le maniche con gli attivisti, ditemi voi chi è il giapponese che rimane isolato? Non so se Grillo verrà alla Costituente. Con me non parla, ci sono vecchie ruggini”.

Toninelli, Di Maio e Di Battista sono volti della storia del Movimento. Toninelli è ancora con noi, esprime le sue idee liberamente perché siamo una comunità politica in cui è assolutamente giusto che ci siano anche posizioni variegate. Di Maio ha fatto una scissione per venirci contro e ci ha attaccato anche politicamente, come si fa sempre quando si fa una nuova formazione politica che non ha avuto fortuna, accusandoci, diffamandoci e distorcendo la realtà delle cose, tipo che volevamo uscire dalla Nato. Di Battista è uscito dal movimento, adesso ha un’attività anche abbastanza fiorente come opinionista, scrittore, è una persona che io considero molto seria, che assume delle posizioni che non sempre condivido ma rispetto perché ha una sua coerenza”.

Sarà un weekend di paura per Giuseppe Conte, chiamato al “plebiscito” per sbattere fuori dal Movimento il suo fondatore Beppe Grillo nelle votazioni del fine settimana, con 90mila iscritti al voto per la Costituente del Movimento 5 Stelle. Sono 88.943, per la precisione, gli iscritti M5S che fino a domani sera potranno prendere parte alla consultazione online per disegnare l’identikit del Movimento che sarà. Conte vuole collocare il M5S stabilmente a sinistra, più sulle posizioni di Bonelli e Fratoianni che su quelle del Pd, come racconta Repubblica: “Il voto degli iscritti è appena iniziato quando Giuseppe Conte lancia un messaggio ai naviganti collocandosi saldamente nel campo progressista tanto da dire, in un’intervista a Repubblica, che se la scelta ‘venisse messa in discussione, il Movimento dovrebbe trovarsi un altro leader’. Una posizione molto netta che traccia una strada incompatibile con quella intrapresa dal garante. Grillo nei suoi continui richiami all’origine, e a un Movimento né di destra né di sinistra, vuol sottrarre il partito alla morsa dei dem…

L’appuntamento di domani, domenica, sarà uno snodo cruciale, tanto per il garante, quanto per il presidente. Se, infatti, la figura di Grillo rischia di essere cancellata con un colpo di penna, anche Conte è pronto a farsi da parte “se dalla costituente dovesse emergere una traiettoria politica opposta a quella portata avanti finora” dalla sua leadership, dice in un’intervista. Il riferimento è alla collocazione nel campo progressista, ma non c’è solo quello a far traballare la posizione del presidente pentastellato, che dalla sua ha sicuramente l”intellighenzia’ del Movimento che esorta la base a partecipare al voto.

Roberto Fico con un post sui social, poco dopo aver spiegato che i problemi ci sono, ma non dipendono “dall’alleanza con il Pd, ed è proprio per questo motivo che “stiamo facendo l’Assemblea costituente, che deve essere un momento di ripartenza”.

Della collocazione nel campo progressista e di un ‘matrimonio’ con i dem ne ha più volte parlato anche l’unica governatrice regionale in quota Movimento 5 stelle, la sarda Alessandra Todde. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, uno dei primi ad applaudire il voto, tutt’altro che lusinghiero per il M5S, in Emilia-Romagna e Umbria. L’analisi di quelle percentuali un po’ risicate ha sollevato qualche dubbio su Chiara Appendino, vicepresidente scelta da Conte. Ma è stata lei, sempre via social, a chiarire cosa intendeva quando ha parlato di un “Pd che ci sta fagocitando”. Dopo l’invito alla partecipazione, l’ex sindaca di Torino confermerà che voterà “per confermarci progressisti perché è quello che sono e sono sempre stata”, oltre che per non cambiare nome e simbolo. E quindi: nessun problema con il presidente, che incassa l’encomio pubblico del capogruppo alla Camera dei pentastellati, Francesco Silvestri, e di Riccardo Ricciardi, anche lui vicepresidente del M5S.

Paola Taverna, vicepresidente vicaria del movimento, Vito Crimi, consulente del gruppo parlamentare pentastellato, Michele Gubitosa, Mario Turco, Pasquale Tridico, c’è anche qualcuno che non si schiera dalla parte di Conte. Tra i più critici c’è sicuramente Danilo Toninelli, che quasi quotidianamente tiene una rubrica sui social in cui spara a zero sulle scelte del presidente, una su tutte quella di non essere stato riconoscente a Grillo per averlo messo là, a capo del governo. Anche Virginia Raggi, che di fatto non si è mai esposta pubblicamente sull’argomento, è molto più vicina all’ala grillina e movimentista che a quella contiana. A fare il tifo per il garante, poi, ci sono tanti esponenti locali e attivisti. Rocco Casalino non si è espresso pubblicamente sulla contesa in atto.

Sul ruolo del presidente, del garante, sulle modalità di votazione per le modifiche statutarie, sul Comitato di Garanzia e sul nome e sul simbolo serve che almeno la maggioranza assoluta degli iscritti partecipi affinché la votazione non debba essere ripetuta: in pratica 44.473 persone devono trovare del tempo tra oggi e domenica per collegarsi al sito e dare il proprio contributo. Per tutti gli altri quesiti, il quorum non serve, ma sarebbe auspicabile che si raggiungesse, anche perché è la prima volta, in Europa, che è la base a decidere, come ha raccontato Conte nell’ultimo periodo.

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