Der Leyen e Meloni su ‘Libro Bianco’ e difesa europea tra strategie, investimenti e scelte politiche concrete

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IL Consiglio europeo tenuto a Bruxelles ha toccato alcune delle questioni più cruciali per il Vecchio Continente: dalla competitività al ReArm, fino al conflitto in Ucraina. Il vertice dei 27 leader dell’Ue per affrontare i recenti sviluppi della guerra russo-ucraina e le prossime tappe in materia di difesa. Tra i temi all’ordine del giorno anche il prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp), la gestione della migrazione, le tensioni in Medio Oriente. Ma «al centro delle discussioni», come chiarito dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ci sarà anche il “Libro bianco” della difesa: «Questi sono giorni decisivi per l’Europa. Abbiamo un’agenda fitta per il Consiglio europeo», ha detto von der Leyen. Prima dell’inizio dei lavori, il premier Giorgia Meloni ha incontrato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, co-presieduto la riunione di coordinamento sulle migrazioni e partecipato al pre-vertice di Ecr.

La difesa europea non è più un concetto astratto, ma un’urgenza che si traduce in strategie, investimenti e scelte politiche concrete. Il Libro Bianco sulla Difesa, appena pubblicato dalla Commissione europea, rappresenta un punto di svolta: non solo delinea una nuova visione strategica, ma individua anche le lacune da colmare e le risorse necessarie per costruire una solida base industriale nel settore. Non si tratta di un documento programmatico fine a se stesso, ma di un vero e proprio piano operativo che punta a rafforzare la capacità dell’Unione Europea di agire autonomamente in scenari di crisi, chiudendo i gap tecnologici e militari degli Stati membri e coordinando gli sforzi di difesa in un quadro comune.

“Non fermeremo Vladimir Putin leggendogli il Libro Bianco, ma traducendolo in azione”, ha dichiarato il commissario alla Difesa Andrius Kubilius, lasciando intendere la portata storica di questa iniziativa. La sicurezza dell’Europa, d’altronde, non può più essere delegata esclusivamente agli Stati Uniti o alla Nato: i 450 milioni di cittadini europei devono poter contare su una difesa comune, che si traduca in autonomia strategica e capacità di deterrenza credibile.

Il colloquio con von der Leyen, ha reso noto Palazzo Chigi, ha consentito di approfondire i temi all’ordine del giorno del Consiglio europeo, «a partire dal rilancio della competitività e dal rafforzamento della difesa in tutti i suoi ambiti, concentrandosi in particolare sugli aspetti relativi al finanziamento degli investimenti». «A questo riguardo- si legge ancora nella nota di Palazzo Chigi – il Presidente Meloni ha ribadito la necessità di porre l’accento sulla partecipazione del capitale privato, per esempio attraverso il modello Invest-EU, come proposto da parte italiana, e su strumenti europei davvero comuni che non pesino direttamente sul debito degli Stati».

La riunione di coordinamento sui migranti
La presidente della Commissione è stata presente anche al coordinamento sui migranti, presieduto da Meloni insieme ai primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese, Dick Schoof. Al vertice hanno partecipato inoltre i leader di Austria, Belgio, Cipro, Finlandia, Grecia, Lettonia, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria, «più interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio e in particolare – si legge in una nota di Palazzo Chigi – al rafforzamento del quadro legale in materia di rimpatri». È stata von der Leyen a illustrare i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, concentrandosi in particolare sulla recente proposta di nuovo “Regolamento Rimpatri”.

Meloni, oltre a sostenere una pronta discussione e approvazione del provvedimento in Consiglio e in Parlamento europeo, ha auspicato, come anticipato dalla Presidente von der Leyen nella sua usuale lettera pre-Consiglio europeo, rapidi sviluppi anche in tema di lista europea di Paesi sicuri di origine e di anticipo di alcuni aspetti del Patto Migrazione e Asilo, a partire dal concetto di Paese sicuro di origine. «Nell’esprimere apprezzamento per il lavoro operativo e concreto portato avanti dalla Presidente von der Leyen, i leader presenti hanno concordato di continuare a mantenere uno stretto raccordo anche in vista del Consiglio europeo di giugno».

Le cinque priorità strategiche del Libro Bianco

Il Libro Bianco traccia una rotta chiara e strutturata per la difesa europea, individuando cinque obiettivi principali:

il supporto incondizionato all’Ucraina;
la chiusura delle lacune nelle capacità di difesa degli Stati membri;
il rafforzamento dell’industria militare europea;
la preparazione per scenari di crisi estrema;
il potenziamento delle collaborazioni internazionali.

Un punto chiave del Libro Bianco riguarda il potenziamento dell’industria della difesa europea, considerata una risorsa strategica non solo per la sicurezza, ma anche per la competitività economica. Come sottolineato nel rapporto di Draghi l’innovazione nel settore militare può avere ricadute positive anche nel comparto civile, rilanciando la produttività e la ricerca tecnologica. Il Libro Bianco evidenzia anche il ruolo della cooperazione industriale transfrontaliera, con una media di 17 entità coinvolte per ogni progetto finanziato dal Fondo europeo per la difesa. La creazione di un mercato unico della difesa è vista come una priorità, al fine di superare la frammentazione attuale e garantire che gli standard Nato vengano rispettati in modo uniforme in tutti i paesi dell’Ue.

Non si parla di un esercito europeo, concetto che continua a restare fuori dall’agenda della Commissione, ma di una cooperazione sempre più stretta e strutturata. Il documento riconosce che la difesa rimane una prerogativa nazionale, ma enfatizza la necessità di un’integrazione progressiva e funzionale tra le forze armate dei diversi Stati membri, per garantire maggiore efficienza e interoperabilità. Per raggiungere questo obiettivo, il piano ReArm Europe – Readiness 2030 prevede l’impiego di strumenti finanziari innovativi e il coordinamento tra risorse nazionali ed europee. La Commissione sottolinea che il rafforzamento dell’industria della difesa non è solo una necessità strategica, ma anche un’opportunità economica, capace di generare occupazione e crescita grazie alle ricadute tecnologiche e produttive.

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