“GUERRE”: L’attualità sconvolgente di Céline in scena all’Ar.Ma Teatro

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A novant’anni dall’esperienza bellica che ha segnato la vita di Louis-Ferdinand Céline, il suo sguardo sul conflitto risuona oggi con una forza inquietante e attuale. Nel nostro presente, dove la guerra non è più un’eco del passato ma una realtà concreta e vicina, portare in scena Guerre significa dare voce a quell’orrore universale che attraversa le epoche e le geografie, restituendo al pubblico il senso di smarrimento, brutalità e sopravvivenza che solo chi l’ha vissuta può raccontare. È anche un’occasione preziosa: il testo, scoperto solo recentemente tra i manoscritti smarriti di Céline, è stato raramente rappresentato a teatro.

Ivan Festa, autore, regista e interprete dello spettacolo, affronta questa materia incandescente con rigore e rispetto, scegliendo una messinscena essenziale che esalta la potenza delle parole dello scrittore francese. La sua interpretazione è precisa, asciutta, priva di eccessi: una presenza scenica distaccata ma mai fredda, capace di restituire la cruda verità del racconto con momenti di feroce ironia. Il suo Céline è un uomo sfinito e lucido, in bilico tra il disincanto e la rabbia, tra il dolore e un cinismo che sembra l’unica difesa possibile.

La scenografia ridotta all’osso – neon a terra, un ceppo di legno e un manichino a mezzo busto con cui l’attore si cambia d’abito – trasforma la black box del teatro in uno spazio sospeso, un non-luogo che diventa campo di battaglia, ospedale, tribunale interiore. Anche i costumi raccontano il peso della storia: un vestito gessato originale del 1910 e una divisa francese della Prima Guerra Mondiale, simboli concreti di un’epoca che continua a ripetersi.

La scelta di portare Guerre in scena da solo, senza artifici, è un atto di coerenza che si sposa perfettamente con lo spirito dell’opera e del suo autore. Céline, con il suo stile crudo e febbrile, ha descritto la guerra come un’esperienza viscerale, sporca, animalesca, eppure profondamente umana. La sua scrittura, che alterna violenza e lirismo, trova in Festa un interprete capace di restituirne la forza senza filtri, ma con una leggerezza che rende ancora più tagliente il dramma.

Uno spettacolo da vedere, non solo per il valore letterario e storico del testo, ma perché è un monito, un’esperienza teatrale che scuote e interroga. In un mondo che non smette di ripetere gli stessi errori, Guerre ci ricorda che il passato non è mai davvero passato.

Lo spettacolo resterà in scena all’Ar.Ma Teatro di Roma fino al 23 marzo (foto di Barbara Lalle).

Barbara Lalle

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