Il bambino dalle orecchie grandi: una scenografia di trasparenze per raccontare il disordine dell’amore

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Che cosa succede quando l’amore non è ancora un fatto compiuto, ma solo un’ipotesi? Quando due persone si incontrano, si piacciono, si attraggono… e si scoprono già stanche di essere sé stesse? È in questo spazio sospeso – tra il possibile e il fragile – che si muove Il bambino dalle orecchie grandi, lo spettacolo scritto e diretto da Francesco Lagi, in scena fino al 6 aprile allo Spazio Diamante di Roma con la compagnia Teatrodilina.

Anna Bellato e Leonardo Maddalena interpretano due personaggi appena incontrati, ma che sembrano conoscersi da sempre. Insieme abitano un tempo scenico che non segue una cronologia lineare ma un flusso emotivo, fatto di quadri brevi, frammenti quotidiani, situazioni solo in apparenza semplici. La narrazione scorre come un sogno lucido, fatto di domande senza risposta, piccoli traumi, intuizioni, tenerezze. Una marmellata lasciata aperta, un tappo dimenticato, un pesce discusso tra vegetariani: dettagli che si fanno trama.

Il titolo rimanda a un bambino che potrebbe esistere o meno. Le sue grandi orecchie non sono solo un segno fisico ma simbolico: il bisogno di ascoltare davvero, di prestare attenzione a ciò che accade quando due esseri umani si avvicinano. Il “bambino” non compare mai, ma aleggia. È la tenerezza possibile, il futuro forse, ma anche la memoria di ciò che poteva essere. È la voce di quella parte ingenua e vulnerabile che cerchiamo di proteggere.

La scena, curata da Salvo Ingala, è composta da elementi trasparenti, contenitori che non contengono, simboli di un mondo instabile. Nulla è pieno, nulla è solido. Gli oggetti sembrano esserci solo per essere spostati, rotti, dimenticati. La regia lavora su questi vuoti e li trasforma in linguaggio. La luce di Martin E. Palma scolpisce con delicatezza i contorni dell’intimità, mentre il disegno sonoro di Giuseppe D’Amato fa da guida emotiva: è il suono, più che la parola, a portarci dentro lo spettacolo.

Teatrodilina, ancora una volta, si conferma un collettivo capace di raccontare il presente con uno sguardo autentico. La compagnia lavora sulle relazioni, non in modo psicologico ma quasi impressionista. Non cerca di spiegare, ma di evocare. I loro lavori sono popolati da personaggi che non hanno mai la risposta pronta, ma continuano a cercarla. Come nella vita.

Il bambino dalle orecchie grandi non ha un inizio né una fine netta. Non c’è un prima e un dopo. C’è piuttosto un tempo che si arrotola su sé stesso, come accade spesso quando si ama: si torna indietro, si riparte, si immagina, si sogna. E si teme. Il risultato è uno spettacolo lieve, ma profondo, che commuove senza retorica, e diverte senza forzature.

Alla fine, resta una sensazione semplice ma potente: quella di aver guardato in uno specchio, un po’ deformato eppure familiare.

Fino al 6 aprile – Spazio Diamante, Roma. Da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 17.
Biglietti: 14€ intero, 12€ ridotto. Prenotazioni via WhatsApp al 345 147 4533 o scrivendo a prenotazioni@spaziodiamante.it

Barbara Lalle

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