Secondo uno studio dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), esiste una corrispondenza tra i picchi termici nella crosta terrestre (rilevati dalla Stazione Spaziale Internazionale) e le scosse sismiche più forti che inevitabilmente colpiscono la zona dei Campi Flegrei. Gli ultimi terremoti sono stati, infatti, preceduti da un aumento di temperatura: cinque gradi in più nei giorni precedenti al 20 maggio 2024, quando si è registrata una scossa di magnitudo 4.4; più di sette gradi sopra la norma prima del 27 settembre 2023, per una scossa di magnitudo 4.2. Non sono stati ancora elaborati i dati relativi all’ultimo fenomeno sismico, quello risalente alla scorsa settimana, perché troppo recente.
Eppure, lo studio dimostra che un’attenta e repentina analisi dei dati registrati dalla ISS può aiutare a costruire un nuovo e più efficace sistema di allerta sismica. Il “campo vulcanico” dei Campi Flegrei è soggetto ad un fenomeno caratteristico delle zone vulcaniche noto come “bradisismo”, un imprevedibile (fino ad oggi) innalzamento dell’area calderica associato a terremoti tutto sommato deboli, ma non per forza percepiti come tali. Infatti, non trattandosi di eventi di natura tettonica, gli epicentri delle scosse sono sempre superficiali e i terremoti finiscono per risultare molto più forti a chiunque ci si trovi sopra.
L’area dei Campi Flegrei deve necessariamente essere monitorata dall’INVG per valutare ogni fattore che potrebbe portare ad un’eventuale eruzione del vulcano: i sismi; la deformazione del suolo e la chimica delle fumarole, presenti soprattutto nell’area di Pozzuoli. Per quanto, ad oggi, i dati raccolti non facciano minimamente pensare ad un’eruzione, lo studio delle immagini termiche della ISS contribuirà alla raccolta di informazioni utili per gli esperti, oltre a rendere la difficile situazione sismica della zona più vivibile ai cittadini.