La potenza spirituale della musica Daniel Harding dirige Verdi e Suk

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La sera di giovedì 20 marzo il palco dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha accolto un concerto di rara intensità emotiva e spirituale. Sotto la direzione del Maestro Daniel Harding, l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, accompagnati dal soprano Roberta Mantegna e con la direzione del coro affidata al Maestro Andrea Secchi, hanno dato vita ad un programma in grado di unire dolore e speranza, attraverso le composizioni di Giuseppe Verdi e Josef Suk.

Il concerto si è aperto con i “Pezzi sacri” di Giuseppe Verdi, un ciclo di brani scritti nella maturità del compositore, in cui il genio operistico italiano esplora la musica sacra con profondità e raffinatezza, evocando Pierluigi da Palestrina, il contrappunto, la visione della morte e il senso di speranza.

Il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidato da Andrea Secchi, ha offerto un’interpretazione di grandissima intensità e precisione, mettendo in luce tutte le sfumature espressive di questi componimenti. In particolare, nello Stabat Mater, la forza drammatica dell’insieme corale ha reso con decisione il dolore e la devozione del testo, generando profonda commozione.

Le Laudi alla Vergine Maria, su testo dantesco dal XXXIII canto del Paradiso della Divina Commedia, sublimate dalla delicatezza delle voci femminili, sono state capaci di evocare una dimensione eterea, sospesa. Il Te Deum, momento culminante del programma, ha impegnato il coro nell’espressione di tutta la solennità della partitura verdiana, coro che si è saputo sapientemente destreggiare nella complessità compositiva alternando momenti di grande imponenza sonora a passaggi decisamente più intimi e spirituali. L’intenso dialogo con l’orchestra e l’intervento luminoso del soprano Roberta Mantegna hanno reso la conclusione di questo ultimo brano un momento di bellissima emozione, lasciando il pubblico avvolto in una luminosa atmosfera contemplativa.

I Pezzi sacri sono la sintesi perfetta tra l’intensità teatrale di Verdi e la sua profonda riflessione sulla spiritualità, creano un ponte tra il mondo operistico e quello della musica sacra.

La seconda parte del programma è stata affidata alla monumentale Sinfonia n. 2 in do minore “Asrael” op. 27 del compositore ceco Josef Suk, eseguita per la prima volta all’Accademia di Santa Cecilia. Quest’opera, dedicata da Suk ad Antonín Dvořák, suo maestro e suocero, nasce a seguito delle morti di Dvořák nel 1904 e pochi mesi dopo della moglie di Suk, Otilie.
“Asrael”, nella tradizione arabo-islamica, è l’angelo della morte che guida le anime nell’aldilà ma anche verso la redenzione. La sinfonia riflette questi aspetti attraversando oscurità e tormento per aprirsi appunto alla redenzione finale.

Sono cinque i movimenti di cui si compone la sinfonia, l’Andante sostenuto iniziale è un’esplosione di sentimenti che si conclude però con un’atmosfera sospesa seguita dall’Andante durante il quale si vive una sorta di dimensione misteriosa e struggente. Il terzo movimento è un Vivace in cui emerge la riconciliante melodia del primo violino e le suggestioni malinconiche dei corni inglesi. Nell’Adagio che segue compare invece la memoria di Otilie, struggente la voce del violino solista. Infine l’Adagio e maestoso travolge il pubblico, come ben descrive il Prof. Gallarati nell’approfondito programma di sala:

“La disperazione, il dolore, le lacerazioni, lasciano spazio alla voce della speranza. Come avviene in alcune sinfonie di Mahler, il finale è catartico e conforta l’ascoltatore offrendo la possibilità di una redenzione.”
Suk stesso ha dichiarato: “Sai quanto ho dovuto soffrire per raggiungere quest’ultimo do maggiore? No, non è una composizione figlia del dolore, ma un’opera di una forza sovrumana.” Questo capolavoro tardo-romantico, intriso di struggenti melodie e di una ricca orchestrazione, è oggi considerato uno dei vertici della musica sinfonica ceca.

L’accostamento tra i Pezzi sacri di Verdi e la Sinfonia “Asrael” di Suk offre agli spettatori un percorso che va oltre la semplice esecuzione musicale, toccando le corde più profonde dell’anima umana. Harding, con la sua direzione sensibile ed evocativa, ha guidato il pubblico in un viaggio che attraversando dolore, preghiera e speranza, ha confermato ancora una volta la straordinaria capacità della musica di parlare direttamente al cuore. Con un programma di tale impatto emotivo e interpretazioni di altissimo livello, questo concerto è certamente una perla della stagione musicale romana, in scena fino a sabato 22 marzo.

ORCHESTRA E CORO DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA
Direttore DANIEL HARDING | Soprano ROBERTA MANTEGNA | Maestro del coro ANDREA SECCHI
GIUSEPPE VERDI Pezzi Sacri: Stabat Mater | Laudi alla Vergine Maria | Te Deum
JOSEF SUK Sinfonia n. 2 “Asrael”
ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA Sala Santa Cecilia – Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Viale Pietro de Coubertin – Roma.
Infoline: 06/8082058 – info@santacecilia.it – biglietteria@santacecilia.it – www.santacecilia.it

Loredana Margheriti

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