In un’audizione presso le Commissioni riunite Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato, il 18 marzo 2025 l’ex Presidente del Consiglio italiano e della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha presentato un rapporto dettagliato sul futuro della competitività europea, evidenziando le sfide urgenti che l’Unione Europea deve affrontare per mantenere il suo ruolo nel panorama globale. Il rapporto, richiesto dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, si concentra su tre temi chiave: il costo dell’energia, la regolamentazione eccessiva e la politica dell’innovazione. Uno dei punti più critici emersi dal rapporto è il costo dell’energia, che continua a rappresentare un grave svantaggio per le imprese europee, in particolare quelle italiane. Tra settembre 2024 e febbraio 2025, il prezzo del gas naturale all’ingrosso è aumentato in media del 40%, con punte del 65%, mentre i prezzi dell’elettricità sono rimasti 2-3 volte più alti rispetto a quelli degli Stati Uniti. In Italia, i prezzi dell’elettricità sono stati superiori dell’87% rispetto a quelli francesi e del 70% rispetto a quelli spagnoli, mettendo a rischio non solo i settori tradizionali dell’economia, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie ad alta crescita, come i data center. Per affrontare questa crisi, il rapporto suggerisce una maggiore coordinazione tra i Paesi europei nell’acquisto di gas, una maggiore trasparenza nei mercati energetici e un’accelerazione nello sviluppo delle energie rinnovabili. In particolare, si propone di semplificare gli iter autorizzativi per i progetti di energia pulita e di adottare contratti per differenza (CID) e Power Purchasing Agreement (PPA) per slegare la remunerazione delle rinnovabili dai prezzi del gas. Un altro tema centrale è la regolamentazione eccessiva e frammentata che caratterizza il mercato unico europeo. Secondo il rapporto, l’Unione Europea ha prodotto oltre 100 leggi focalizzate sul settore high-tech e conta 200 regolatori diversi negli Stati membri. Questa frammentazione normativa ha creato barriere interne equivalenti a un dazio del 45% sui beni manifatturieri e del 110% sui servizi, scoraggiando l’innovazione e spingendo molti imprenditori a trasferire le proprie attività negli Stati Uniti. Il rapporto invita a una semplificazione regolatoria, sostenendo che un mercato unico dei servizi per 450 milioni di persone è essenziale per avviare un ciclo di innovazione ampio e vitale. La Commissione Europea ha già fatto alcuni passi in questa direzione, proponendo l’esenzione degli obblighi di informativa sulla sostenibilità per le imprese con meno di mille dipendenti, ma è necessario un impegno maggiore da parte degli Stati membri. Il ritardo europeo nel campo dell’innovazione, in particolare nell’intelligenza artificiale (AI), è un altro punto critico. Otto dei dieci maggiori modelli di linguaggio avanzato (large language models) sono sviluppati negli Stati Uniti, mentre i restanti due sono in Cina. L’Europa rischia di perdere terreno in un settore che sta rapidamente evolvendo, con modelli di AI che stanno superando le capacità dei ricercatori con dottorato. Il documento propone di accelerare l’adozione dell’AI nei settori industriali, dei servizi e delle infrastrutture, sottolineando che la mancanza di finanziamenti non è l’unica causa del ritardo europeo. La frammentazione del mercato dei servizi e la mancanza di un vero mercato unico dei capitali sono fattori che impediscono alle start-up innovative di crescere oltre i confini nazionali. Infine, il rapporto affronta il tema della difesa, evidenziando la necessità di una strategia continentale unificata. Attualmente, gli Stati europei spendono circa 110 miliardi di euro all’anno in procurement militare, ma gran parte di queste risorse viene spesa in piattaforme nazionali poco competitive, con il 65% delle importazioni di sistemi di difesa provenienti dagli Stati Uniti. Il rapporto suggerisce di concentrare gli investimenti su piattaforme militari comuni (aerei, navi, mezzi terrestri, satelliti) che consentano l’interoperabilità e riducano la dispersione delle risorse. Inoltre, si sottolinea l’importanza di integrare le tecnologie digitali, come l’intelligenza artificiale, i droni e la cybersicurezza, nella strategia di difesa europea. Per realizzare queste proposte, il rapporto invita l’Europa ad agire come un unico Stato, ricorrendo al debito comune per finanziare gli investimenti necessari. Gli angusti spazi di bilancio degli Stati membri non permettono espansioni significative del deficit, né sono pensabili contrazioni nella spesa sociale e sanitaria. In conclusione, il rapporto rappresenta un appello urgente all’azione, sottolineando che le decisioni prese nei prossimi anni saranno cruciali per il futuro dell’Unione Europea. La politica, sia a livello nazionale che europeo, avrà un ruolo centrale nel rispondere alle aspirazioni e alle preoccupazioni dei cittadini, costruendo un’Europa forte e coesa. L’Europa per dimensione e peso economico, per cultura politica, per tradizione storica deve farsi carico di promuovere il rilancio della multilateralità e la collaborazione globale per un futuro comune
Paolo Iafrate