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Mancata occasione per Elly Schlein di smarcarsi da Prodi sulla ‘vicenda capelli’ della giornalista Orefici

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Ormai è guerra, sia tra i partiti di opposizione, sia all’interno dello stesso Pd, dove Prodi ha aperto la lotteria del toto-federatore di cui tiene le fila con Gentiloni. E’ una guerriglia riformista contro Elly Schlein. Circolano sospetti sul video della tirata di capelli di Romano Prodi a Lavinia Orefici mandato in onda su La7. E mentre la segretaria tace sul punto, arriva per contrasto la presa di distanza della vicepresidente del Pd Chiara Gribaudo: «Lisciare i capelli a una giornalista è un gesto che si sarebbe dovuto evitare», dice. Poi parla di maschilismo nel Pd e aggiunge: «Certi atteggiamenti paternalistici non aiutano».

Il silenzio di Elly Schlein sul caso Prodi e sul suo gesto orribile verso la giornalista Lavinia Orefici è una partita persa per la segretaria del Pd. Bastava biasimare quella tirata di capelli a una giornalista, che certo ha imbarazzato una sinistra silente, che ha difeso l’indifendibile parlando di “paternalismo da anziano professore”. Avrebbe avuto l’occasione di dire una parola, criticare, distanziarsi apertamente da un modo vecchio e “patriarcale” di porsi, lei giovane segretaria. Avrebbe potuto differenziarsi da altri patetici difensori del professore, come il suo ex segretario Enrico Letta. Che senza visionare i video che sarebbero stati visti da milioni di italiani su Rete 4 e su la7 ha twittato: “Io sto con Romano”. Occasione mancata di Elly per smarcarsi da Prodi. Fatto sta che Prodi viene inchiodato da quelle immagini. Persino Massimo Giannini, da strenuo difensore, ha dovuto a malincuore ammettere che “è stato un gesto sgradevole e non doveva farlo”. Resta il fatto che ufficialmente Elly non è stata capace di biasimare Prodi; non ha saputo dimostrare di essere cresciuta politicamente, acquisendo quell’autonomia per affrancarsi da un Pd di vecchi Soloni che le fanno guerra da tutte le parti. Non sono passate inosservate le molte interviste che l’hanno delegittimata, da quella di Prodi, appunto, a quella di un altro ex premier come Paolo Gentiloni. Che accarezza l’idea di subentrarle come aggregatore del centrosinistra un giorno sì e l’altro pure. Insomma, Elly Schlein poteva segnare un goal a porta vuota, dare un calcio a tutti, silenziare i detrattori e prendere le distanze dal comportamento di Prodi. Tanto più che il professore non è stato neanche in grado di chiedere scusa: ha farfugliato parlando di un suo “errore”, ma incapace di pronunciare la parola magica “mi scuso”. La segretaria avrebbe potuto prendere una posizione netta da vera leader, rimanendo silente, sta dimostrando la sua permanenza in una fase ancora “adolescenziale” della sua parabola politica. Le vicende politiche non sempre concedono i tempi supplementari.

La Schlein, due anni di segreteria e sono note, al momento, esclusivamente le “supercazzole”. E’ più di un sospetto che dietro l’accerchiamento di cui è vittima la leader ci sia il Professore in un asse che coinvolge Paolo Gentiloni e arriva fino a Franceschini. L’obiettivo dei cattodem è ribaltare l’equilibrio nel Pd: mettere in minoranza Elly Schlein attraverso l’aiuto dei parlamentari franceschiniani della corrente Area Dem. Prodi terrebbe le fila di questa operazione e del resto sono stati notati il suo attivismo negli ultimi mesi e le tante interviste nelle quali ha menato duro contro Elly. Per dire, l’ex premier sta riannodando i fili con Bruxelles, dove è stato in settimana per incontrare la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Il motivo è quello di rilanciare il vecchio progetto prodiano dell’Università del Mediterraneo.

Ad esempio, la piazza di Giuseppe Conte del 5 aprile a Roma ha già tracciato un solco con il partito della Schlein. La chiamata del M5S contro il piano europeo di riarmo trova il Pd su posizioni opposte, Alleanza Verdi-Sinistra ha annunciato che il 5 aprile parteciperanno alla manifestazione dei pentastellati. Il Pd ha risposto dividendosi: “Vedremo, vedremo”, dice a ilgiornale.it il responsabile organizzazione del partito Igor Taruffi. Ma una buona fetta di parlamentari, invece, sembra proprio intenzionata a non partecipare. “È una manifestazione dei 5 Stelle sulla loro piattaforma politica”, spiega il deputato Andrea De Maria. Che ribadisce: “Sui temi del sostegno all’Ucraina e delle politiche europee è una piattaforma legittimamente diversa dalla posizione del Pd. Sulla linea della non partecipazione Valter Verini, Paola De Micheli (“Non ho idea di cosa farà la Schlein, ma mi sembra una piazza abbastanza in contrapposizione con noi”). Sulla linea del riarmo è anche Azione di Calenda.

Nel frattempo si annuncia un valanga di mozioni contro il piano europeo di riarmo: quella del M5s che Conte ha fretta di calendalizzare. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli annunciano a loro volta l’intenzione di presentare «un nostro testo» sul tema. Si aggiunge Carlo Calenda, che su La7 aveva anticipato la presentazione di una mozione di Azione alla Camera. Questa girandola di mozioni lascia Elly isolata e col cerino in mano, come accade in Europa dove il Pd è spaccato e isolato.

Quell’Unione Europea e quella pace giusta invocata da Michele Serra, quella creazione di un esercito europeo a cui anela Prodi, sono semplicemente la copertura della più stupida e criminale avventura bellica che le classi dominanti europee abbiano mai intrapreso. Perché bisogna purtroppo prendere atto che non solo le nazioni europee si sono fatte guerra per secoli ma che l’Unione Europea ha migliorato la situazione: continuano a pensare che la guerra e non la pace sia la strada per risolvere le controversie internazionali. Per fermare questa follia è necessario che i popoli facciano sentire la loro voce e per questo è importantissimo che la manifestazione convocata per il 5 aprile dal Movimento 5 Stelle abbia una piena riuscita come propone Rifondazione Comunista.

La piazza del 5 deve produrre una “eccedenza” che permetta di innescare un processo partecipato in cui si arrivi alla costruzione di un vero e proprio movimento unitario contro la guerra, il riarmo e per la pace. Un movimento unitario che possa mobilitare i milioni di italiani che rifiutano le politiche di guerra, l’aumento delle spese militari e la distruzione del welfare. Far partire dalla piazza del 5 un movimento unitario per la pace, contro la guerra e contro il neoliberismo e la vera sfida è sconfiggere le classi dominanti guerrafondaie di destra e di centro sinistra per costruire una reale alternativa popolare a questa follia che innesca pensieri e azioni che follemente inneggiano alla guerra per conquistare la pace.

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