Emergenza dazi, la premier Giorgia Meloni ha annullato gli impegni odierni per fare il punto della situazione in un vertice a Palazzo Chigi con alcuni ministri. Nella sede del governo ha fatto il suo ingresso il ministro degli Affari Ue Tommaso Foti: presenti, tra gli altri, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Raggiunge i colleghi anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Al vertice sui dazi con i ministri interessati, convocato a Palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni, prevista anche la presenza dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani: il primo in presenza, il secondo collegato da Bruxelles.
‘No a prove muscolari, la Ue sia compatta e, soprattutto, serenità nella risposta e determinazione nell’approccio’, è questa, in estrema sintesi, la posizione che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Una linea che il numero uno del Quirinale ha ribadito con cauta fermezza e continua a sostenere cautela mostrando un atteggiamento lucido e responsabile nei confronti delle sfide che l’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare sul piano internazionale.
Di fronte all’annuncio dei “superdazi” da parte della Casa Bianca, la posizione del Presidente della Repubblica si conferma all’insegna della razionalità e della fermezza: nessuna frenesia catastrofista. Nessuna emotività vendicativa. Ma una risposta strategica e ragionata. Per Mattarella, infatti, la strada maestra rimane quella della compattezza dell’Unione Europea. L’Europa deve restare unita di fronte a una guerra commerciale che non giova a nessuno, resistendo alla tentazione di rispondere con misure affrettate e destabilizzanti. A detta del Capo dello Stato, infatti, solo mantenendo salda la coesione interna, infatti, si potrà dare una risposta proporzionata, capace di difendere gli interessi economici senza cadere in un’escalation dannosa per tutti.
Una linea che, innegabilmente, va incontro a quanto sostenuto e rilanciato ancora in queste ore dal governo in carica. E con le direttrici enucleate dalla strategia di Giorgia Meloni per fronteggiare i nuovi dazi americani sulle merci europee, e le nuove tariffe contro i prodotti Made in Ue, fortemente volute dal tycoon per riequilibrare la bilancia commerciale tra l’America e il Vecchio Continente.
La risposta a questa sfida non può limitarsi alla gestione dell’emergenza: deve trasformarsi in un’occasione per rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa, puntando su politiche industriali e commerciali più solide, capaci di ridurre la dipendenza da fattori esterni e garantire maggiore competitività alle imprese europee e italiane. Sergio Mattarella, con il suo consueto equilibrio istituzionale, indica dunque la via della fermezza responsabile, la sfida della Casa Bianca si affronta con lucidità, determinazione e, soprattutto, con un’Europa unita e consapevole della propria forza.
Ma sempre fermo restando – come ha scritto Marzio Breda sul Corriere della sera – « la necessità di recuperare un rapporto positivo di collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico». Obiettivo per cui, «per uscirne bene sarà decisivo tenere salda l’unità della Ue, per dare insieme una risposta “serena”, cioè non concitata ma ragionata, a partire dal calcolo di chi e quanto ci guadagna (sottinteso: nessuno). In modo che la reazione, “compatta e determinata”, ossia proporzionata e a misura dell’intera Unione, esca dalla logica per cui i contendenti si prendono reciprocamente a schiaffi per poi vedere che cosa succede».
E allora, scrive sempre il Corriere, «la partita è complessa e si gioca su un doppio criterio negoziale, su cui ruoteranno gli incontri tra Washington e Bruxelles: 1) lo schema del confronto «a somma zero», che si ha quando la vincita di uno è pari alla perdita dell’altro, il che sembra l’intento di Trump, che rivendica appunto di voler guadagnare sugli altri. 2) l’opzione cosiddetta «win-win», che si ha quando tutti i soggetti coinvolti ricavano un beneficio di pari livello, con soddisfazione generale, il che sarebbe la soluzione più augurabile».
Evidente che, come ribadisce l’articolista del Corsera, «per giungere a questa soluzione possono servire “utili ambasciatori” della Ue», o statisti che «hanno già attivato contatti con la Casa Bianca». «Un ruolo che – conclude il servizio citato – Mattarella non vedrebbe male, perché sarebbe un supplemento di dialogo con gli Usa, per far capire che i veri e anzi unici amici dell’America stanno sulla nostra riva dell’Oceano».