Moby Dick al Teatro Quirino dal 1 aprile con Moni Ovadia e Giulio Corso

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Moby Dick al Teatro Quirino: un’Odissea teatrale senza balena

Roma, Teatro Quirino – Fino al 13 aprile, il palco di uno dei teatri più raffinati della capitale è il palcoscenico di un’opera che incarna il senso stesso dell’ossessione e della tragedia: Moby Dick, il capolavoro di Herman Melville, adattato per il teatro da Micaela Miano e diretto da Guglielmo Ferro. Con un cast di alto livello, tra cui spicca Moni Ovadia nel ruolo del tormentato Capitano Achab, lo spettacolo ha regalato al pubblico un’esperienza intensa, visivamente potente e carica di significato.

Un viaggio nell’ossessione

La storia di Moby Dick è un’epopea di vendetta, fede e condanna. Achab, interpretato con grande intensità da Moni Ovadia, è l’uomo che sfida l’ignoto, lanciandosi in una caccia forsennata alla balena bianca. Ma in questa versione teatrale, l’elemento più enigmatico è proprio l’assenza della grande creatura marina. La balena non si è mai vista, lasciando il pubblico a interrogarsi sul suo vero significato: è un mostro fisico o solo un’idea? Una punizione divina o la materializzazione della follia del capitano?

Questa scelta registica sottolinea il concetto che Moby Dick non è semplicemente un animale, ma un simbolo. Come una condanna ineluttabile, la sua presenza si sente, si teme, si racconta, ma non si manifesta mai visivamente. È un’assenza che pesa come un macigno, rendendo ancora più potente la rappresentazione del tormento interiore di Achab.

Un cast di grande livello

Accanto a Moni Ovadia, il talentuoso Giulio Corso ha offerto una performance convincente, così come il resto del cast, tra cui Tommaso Cardarelli, Nicolò Giacalone e Filippo Rusconi. Ogni attore ha saputo incarnare il proprio personaggio con autenticità, dando vita alla ciurma del Pequod, il vascello maledetto che li trascinerà verso la rovina. Il confronto tra Achab e Starbuck – la voce della razionalità – ha fornito alcuni dei momenti più intensi dello spettacolo, mettendo in scena il conflitto tra follia e coscienza.

Scenografia e musica: un’atmosfera ipnotica

La scenografia di Fabiana Di Marco ha ricreato l’ambiente del Pequod con grande efficacia, tra tempeste, canti di marinai e battute di caccia. L’uso delle luci ha giocato un ruolo fondamentale nel trasmettere la tensione del viaggio e il senso di inesorabile condanna. Anche i costumi, curati nei minimi dettagli da Alessandra Benaduce, hanno contribuito a immergere il pubblico nell’epoca e nell’atmosfera della narrazione.

La musica di Massimiliano Pace, sapientemente dosata, ha aggiunto un ulteriore livello di profondità alla rappresentazione, enfatizzando i momenti più drammatici e amplificando il senso di smarrimento e destino ineluttabile.

Un finale senza speranza

Se il romanzo di Melville è già un inno alla distruzione dell’uomo che osa sfidare l’ignoto, questa rappresentazione ne amplifica il senso di fatalità. Sul Pequod non c’è redenzione, solo una nebbia fitta che avvolge l’equipaggio e lo trascina nell’abisso. Moby Dick, in questa versione teatrale, diventa un’ombra, un riflesso nell’acqua, un’idea che perseguita Achab fino alla fine.

Conclusione

Moby Dick al Teatro Quirino è un’esperienza teatrale potente, intensa e coraggiosa. Il cast di alto livello, la regia raffinata e la scenografia suggestiva hanno reso lo spettacolo un viaggio indimenticabile nei meandri dell’ossessione umana. Eppure, l’assenza della balena ha lasciato una sensazione di vuoto, proprio come un sogno irraggiungibile che sfugge ogni volta che si cerca di afferrarlo. Un’interpretazione che divide, ma che di certo non lascia indifferenti.

Emanuela Lalle

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