Il 27 marzo è stata presentata la ricerca del Centro Studi e Ricerche IDOS, realizzata in collaborazione e con il supporto dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. L’indagine si concentra sull’inclusione sociale dei minori stranieri in Italia, con particolare attenzione ai figli di immigrati nati nel Paese ma privi della cittadinanza italiana. In Italia vivono circa 1,3 milioni di minori con background migratorio, di cui oltre 1 milione ha ancora la cittadinanza straniera. Sebbene la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia del 1989 garantisca pari opportunità a tutti i bambini, la realtà è diversa: ostacoli burocratici, politiche restrittive e barriere sociali alimentano esclusione e marginalizzazione. Questi giovani, spesso privi di un adeguato supporto familiare, devono affrontare sfide aggiuntive legate alla loro dipendenza dagli adulti. Al 31 dicembre 2023, in Italia si contano 1.030.417 minori stranieri, pari all’11,4% del totale dei minori, di cui circa tre quarti sono nati nel Paese. L’integrazione sociale dipende dal ruolo della scuola, delle attività sociali e delle politiche pubbliche, che devono trasformare la diversità in un’opportunità di crescita. Solo abbattendo le barriere sistemiche e valorizzando la pluralità culturale sarà possibile consentire ai giovani migranti di esprimere pienamente il loro potenziale e contribuire alla società italiana. Oltre alle difficoltà di inserimento sociale, alcuni minori sono particolarmente vulnerabili a fenomeni di sfruttamento, devianza e marginalizzazione. Tra questi, vi sono le vittime di tratta, spesso coinvolte nello sfruttamento sessuale. Con l’avvento del digitale, tali fenomeni hanno assunto nuove forme, rendendo ancora più difficile individuare e proteggere le vittime. I dati del Ministero dell’Interno mostrano un aumento generale dei crimini online, mentre quelli che richiedono interazioni fisiche sono in calo. Per quanto riguarda i reati contro i minori seguiti dai servizi sociali, le principali vittime sono le ragazze (406 su 662 casi totali, secondo il Ministero della Giustizia), confermando una vulnerabilità di genere accentuata da condizioni socioeconomiche difficili. La maggior parte delle vittime è di nazionalità italiana (587 contro 75 stranieri), mentre i reati più diffusi includono violenza sessuale, adescamento e pornografia minorile, seguiti dallo sfruttamento nella prostituzione. Un’indagine condotta a Roma segnala una riduzione della prostituzione su strada, ma un preoccupante aumento della prostituzione online tra i giovani. I minori che commettono reati in Italia sono affidati ai servizi della giustizia minorile per il reinserimento sociale. Sebbene la criminalità giovanile sia al centro dell’attenzione mediatica, in particolare per quanto riguarda i minori stranieri, i dati del Ministero della Giustizia non evidenziano un incremento significativo dei reati. Il “Decreto Caivano” (123/2023) ha introdotto misure più severe, ma il numero di minori coinvolti nei servizi di giustizia minorile nel 2024 non è significativamente superiore rispetto a cinque anni fa. Gli italiani restano la maggioranza (54,9%), anche se la percentuale di minori stranieri coinvolti in alcuni reati, come quelli legati alla droga, è in crescita. Tuttavia, contrariamente alla narrazione mediatica, nel 2024 solo il 28% degli illeciti legati agli stupefacenti è stato commesso da minori stranieri. Nel 2023, il 51% delle segnalazioni di reati tra minorenni riguardava giovani stranieri. I figli di immigrati che vivono in contesti di disagio socioeconomico sono più vulnerabili al coinvolgimento in gruppi devianti, come le baby gang, che offrono un senso di appartenenza ma spesso conducono alla violenza, incluso il cyberbullismo. Anche in questi casi, le ragazze risultano tra le principali vittime. Nonostante le misure rieducative previste dal sistema giuridico, le difficoltà economiche e sociali di partenza continuano a ostacolare l’integrazione di questi giovani. Per questo motivo, le politiche di prevenzione si concentrano sempre più sull’inclusione sociale e sulla formazione, coinvolgendo scuola e famiglia per contrastare la devianza e offrire nuove opportunità di crescita ai minori a rischio.
Paolo Iafrate