Ieri sera, alla Sala Umberto, è andata in scena la prima di ‘Spettacolo falso e non autorizzato (A Mirror)’, un’opera che gioca con il metateatro e mette in discussione il confine tra arte e censura. Il pubblico ha riempito la platea e la galleria, testimoniando il grande interesse per uno spettacolo che, seppur comico, nasconde un’anima profonda e inquietante.
Un matrimonio finto per un teatro clandestino
Immaginate di essere invitati a un matrimonio. Siamo in un regime totalitario, dove ogni opera d’arte deve passare il vaglio del Ministero della Cultura, che di fatto è un ufficio di censura. Ma la cerimonia è solo una messinscena, un pretesto per radunare spettatori e mettere in scena una rappresentazione clandestina. Tuttavia, un allarme improvviso, luci rosse che lampeggiano e una gigantesca aquila con le ali spiegate sulla scena ricordano che il pericolo è in agguato. I custodi della morale sono vicini.
Lo spettacolo è un intricato gioco di scatole cinesi: un teatro dentro il teatro che a sua volta contiene un’altra rappresentazione teatrale. Una matrioska di livelli narrativi che si intrecciano e si confondono, rendendo il pubblico parte integrante dell’opera. Gli spettatori vengono chiamati in causa: sono complici, testimoni, sovversivi, tanto che viene suggerito loro di uscire discretamente se temono l’arrivo delle forze dell’ordine.
Comicità e tensione per riflettere sulla censura
La pièce, scritta da Sam Holcroft e diretta da Giancarlo Nicoletti, è un mix di ironia e tensione, un thriller teatrale che costringe a riflettere sul ruolo dell’arte sotto i regimi autoritari. Ci si diverte, ma solo in apparenza: la comicità è un velo sottile che copre una verità scomoda. Il potere vuole un’arte che non scuota, che non racconti la realtà ma la modelli per fini propagandistici. In questo contesto, l’artista si trova a un bivio: piegarsi o resistere?
Il rapporto tra arte e potere non è mai stato disinteressato. Fin dall’antichità, il sostegno ai poeti, agli scrittori e agli attori non è stato solo un atto di generosità, ma una strategia politica. Mecenate sosteneva Virgilio e Orazio non per pura bontà d’animo, ma perché la loro opera serviva a costruire il mito di Augusto e della sua Roma. L’arte funzionale alla politica e la politica funzionale all’arte: un equilibrio delicato che, se piegato agli interessi del potere, può trasformarsi in strumento di controllo.
Il cast è eccellente: Ninni Bruschetta offre una performance impeccabile, Claudio “Greg” Gregori regala momenti di puro intrattenimento con il suo rock and roll, mentre la risata inconfondibile di Paola Michelini arricchisce la scena. Fabrizio Colica e Gianluca Musiu completano una compagnia di attori affiatati, capaci di rendere credibile e coinvolgente un testo tanto complesso.
L’atmosfera è resa ancora più coinvolgente grazie alla scenografia di Alessandro Chiti, che con pochi elementi riesce a suggerire i cambi di ambientazione senza soluzione di continuità. Le luci di Sofia Xella contribuiscono a creare momenti di forte impatto visivo, mentre le musiche originali di Mario Incudine accompagnano la narrazione con un ritmo incalzante. I costumi di Giulia Pagliarulo rafforzano l’identità dei personaggi e l’ambientazione totalitaria della storia. Un plauso va anche all’aiuto regia Giuditta Vasile, che ha contribuito alla costruzione di un ritmo serrato e avvincente.
Uno spettacolo attuale, che inquieta e fa pensare
Con una scenografia essenziale ma funzionale, Spettacolo falso e non autorizzato è un’esperienza immersiva e ambigua, dove nulla è come sembra. Il pubblico non è un semplice spettatore, ma un attore involontario della narrazione. E alla fine, una domanda resta sospesa nell’aria: vogliamo davvero ascoltare la verità o preferiamo una bugia rassicurante?
In un’epoca in cui il controllo sull’arte e sull’informazione assume forme sempre più sofisticate, questo spettacolo ci ricorda che ridere non significa dimenticare. Si ride, sì, ma c’è poco da ridere.

Barbara Lalle